Apatia Celata

Il quaderno viene sbattuto con violenza sul tavolo, tanto da far sobbalzare spaventato il ragazzo con lo sguardo basso sui compiti. Uno scarabocchio sul foglio al posto della parola che avrebbe dovuto scrivere e un sospiro, seguito dalle lamentele di tutti gli studenti all’interno della biblioteca, a causa del baccano inaspettato e fastidioso.
«L’ho trovato!»
Luca alza finalmente lo sguardo e incontra quello della sua migliore amica, che ha gli occhi verdi spalancati e sta in piedi con le mani sul tavolo. Emma è sporta leggermente verso di lui e sotto la mano continua a stropicciare il foglio su cui ha scribacchiato parole illeggibili.
«Fa piano, non voglio essere cacciato da questo posto. Siediti e dimmi quale diamine di problema tu sia riuscita a diagnosticarti oggi.» Luca la afferra per il braccio e la fa mettere a sedere con poco garbo sulla poltroncina che ha di fianco. «Aspetta, fammi indovinare. Disturbo bipolare.» la sua voce si abbassa ancora di più quando qualcuno intima loro di fare silenzio.
«No, quello me lo sono diagnosticato venerdì scorso.»
Luca fa una smorfia, roteando gli occhi. Giusto. Emma è riuscita a decidere da sé che è affetta dal disturbo bipolare, dal disturbo borderline, da quello evitante, dal mutismo selettivo e… d’accordo, Luca non riesce nemmeno a ricordare gli altri.
«Si chiama apatia celata» dichiara, guardando gli occhi blu che ha davanti.
Luca aggrotta le sopracciglia e porta una mano al viso della sua amica. Emma di apatico non ha proprio nulla. Anzi, i sentimenti di quella ragazza sono sempre amplificati al massimo.
«Non credo che esista, tesoro. Almeno, non con l’aggettivo che hai affiancato alla parola. Che dovrebbe significare?»
Emma scrolla le spalle. «Non l’ho preso da internet, né da nessun libro. Soltanto un mio semplice ragionamento sensato, che mi ha portato alla realizzazione di questo tipo di apatia. Penso che un sacco di gente l’abbia già provata.»
«Avanti, ti ascolto. Spiegamela.»
Emma adora il suo migliore amico, l’unico che la ascolta davvero interessato anche quando lei farnetica in quel modo.
«Ricordi che in questo periodo ti ho detto di non sentire nulla? Non mi importa davvero di niente. Non penso a tutti i problemi che ho, non mi soffermo sulle cose tanto come ho sempre fatto, non mi lascio influenzare dagli eventi… è strano.»
«Sì, hai spiegato bene il concetto di apatia» afferma Luca, afferrando la mano della ragazza. Mano gelida come sempre. Da quando la conosce quello è un particolare che la contraddistingue. «Continua» la esorta.
«Mi sento meglio» sussurra con incredulità.
Luca fa un piccolo sorriso dolce. «Davvero?» chiede con una nota di speranza, ma sa già che non è così. Dopotutto, l’aggettivo che deve ancora spiegare non prospetta nulla di buono.
Gli occhi verdi della ragazza si fanno più piccoli. «Solo che… io… non lo so, Lu. Sto solo utilizzando la risata e lo scherzo continuo per nascondere la mia apatia. Il menefreghismo che genera l’apatia. L’apatia che sotterra qualcos’altro.» quel ragionamento è quasi sofferente.
E anche se chiunque avrebbe perso il filo facilmente, il ragazzo ha già capito. «L’apatia sta solo celando i tuoi sentimenti» sussurra con delicatezza. Il suo cervello sta solo cercando di proteggerla, ma in realtà non è cambiato assolutamente nulla. Sta solo posticipando i problemi, allontanandoli dal focolare. Una fiamma che viene spenta da acqua gelida. Come le sue mani, come le vene che le collegano al cuore. Un gelo ardente.
Lo sguardo di Emma si abbassa. E una lacrima scende giù dai suoi occhi verdi.
Non importa se si trovano dentro ad una biblioteca e non sono soli. Adesso stanno perfino in silenzio, non disturbano nessuno. Luca la attira a sé e la abbraccia, subito dopo aver asciugato quella lacrima.
«Non è male questa nuova trovata, Em. Decisamente meglio di tutte le altre.»
E la ragazza cerca di non mettersi a ridere. «Vorrei che funzionasse nel modo giusto, però.»
«Domani sarà la volta buona, vedrai. Troveremo la patologia e la cureremo» le dà corda. Non perché sia davvero malata, ma solo perché ne ha bisogno. E lui è sempre lì per lei nei momenti di bisogno. Va sempre così, Emma arriva con una nuova diagnosi e aspetta solo che Lucas gliela smonti, scartandola per un motivo o per un altro.
Quando Luca resta solo quella sera, chiuso in camera, seduto per terra mentre cerca su Internet l’esistenza di qualcosa di simile all’apatia celata, perché incuriosito da quella strana innovazione che la sua amica ha tirato fuori, si rende conto di una cosa. Che l’apatia celata non esiste. Cos’è l’apatia celata? Assolutamente nulla.
Emma, come sempre, sta solo cercando di trovare un modo per scappare da tutto. Per soffrire meno. E fino a quando non lo troverà, non riuscirà ad avere pace. Luca lo sa. Ma lui è lì, lì ad ascoltare ogni sua patologia, ogni suo pensiero assurdo. E forse un giorno, quando la vedrà finalmente pronta, troverà perfino il coraggio di dirle qual è davvero il suo problema. E lo risolveranno, insieme.


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