Alla solitudine

Alzi gli occhi e ti rendi conto di essere in mezzo alla gente. Molta gente. E per qualche attimo non te ne eri nemmeno accorta. Persa nei meandri della tua mente, guardi lo schermo del cellulare, fingendo di leggere quel messaggio che non è mai arrivato, abbozzando un sorriso insensato, fatto più per nascondere il groppo che ti è sorto in gola. Speri che almeno le lacrime di routine non salgano agli occhi proprio in quel momento. Un respiro tra le labbra di cui nessuno si accorge. Ed è proprio quella la ragione della tua solitudine. Nessuno si sofferma mai su di te per più di qualche secondo. A nessuno importa davvero di te. Ci sei abituata, te lo ripeti tutte le volte, ma è solo un modo per autoconvicere perfino te stessa.
Non devi pensarci o finirai per essere risucchiata dalla solita voragine. Dovresti distrarti e farlo in fretta. Forse sarebbe giusto ascoltare ciò che sta dicendo chi è seduto accanto a te, all’interno di quel ristorante, il cui vociare in sottofondo è piuttosto normale. Ma sei talmente egoista che non ti importa più di tanto di quell’argomento e fino a quando non ti chiedono un parere puoi semplicemente fingere di stare ascoltando. Ti guardi intorno, provi ad immaginare chi siano e di cosa stiano parlando anche i visi sconosciuti dei tavoli accanto. E automaticamente ti chiedi se qualcuno di loro sia come te, un falso e disinteressato spettatore della propria vita. Perché non la trova interessante. Perché sa perfettamente di essere solo, anche in mezzo a tutta quella gente.
Desideri fortemente anche una sola persona da avere accanto per davvero, quella che puoi chiamare nei momenti di sconforto, anche solo per uscire e prendere insieme un caffè. Ma sai che non c’è. Solitudine.
Desideri fortemente un’altra vita, un altro carattere forse, ti aggrappi a pensieri troppo pesanti.
Sei tu che non ti stai godendo la serata. Dopotutto ci sono persone che dovresti conoscere intorno al tuo tavolo e tu pensi soltanto di voler andartene. Che non ce la fai più.
Una ricerca della solitudine dovuta alla solitudine stessa. Perché forse, stare da soli nel più assoluto silenzio è meno doloroso di sentirsi soli quando in realtà non lo si è.
E in questi tempi duri, si sopravvive solo crogiolandosi nel male minore.
Vuoi spegnere tutto, vuoi cadere nel buco nero e rinascere. Vuoi reagire. Ma sai perfettamente che ti trovi in condizioni particolari, che non ti permettono di farlo.
E così rimani lì, nell’amara solitudine, sognando qualcuno che ti tiri fuori da lì.
Una volta hai letto che immaginare di essere salvati da qualcuno non risolve assolutamente nulla, peggiora soltanto la situazione. E lo sai bene, ma come puoi farne a meno? Se ti togliessero anche i sogni, l’immaginazione e la fantasia, quale motivo ci sarebbe per continuare a vivere? Sai che i tuoi ragionamenti non stanno né in cielo né in terra, che si attorcigliano anche se non dovrebbero. Distenditi, distendi la mente e butta tutto fuori.
Respira. Uno, due, tre.
E improvvisamente sei fuori dal limbo, il volume delle tue orecchie torna normale e ti volti verso la voce che continua a chiamarti, forse già per la terza volta.
«Vuoi dell’altro prosecco?»
Prosecco? Perché no. Potrebbe essere un piccolo rimedio. Una delle distrazioni che cerchi.
E quindi sorridi. Provi a non fingere, a sorridere per davvero, mentre alzi il bicchiere e lasci che ti venga riempito.
Guardi il liquido chiaro e le bollicine all’interno come se fossero magiche. E continui a sorridere.
Alla salute. Alla solitudine.

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