Notti Improduttive

Le due di notte. O del mattino? È una domanda che si pone spesso, ma essendo completamente buio fuori dalla finestra preferisce usare la prima opzione. Quella risposta deriva di certo dalla sua ingenuità, talvolta pari a quella di una bambina di cinque anni. Ingenuità, non innocenza. Quella l’ha persa da anni, con il susseguirsi degli infausti eventi della vita. Quella vita che ultimamente preferirebbe buttare via. O magari sostituire con un’altra. O ancora, riportare indietro di qualche anno, così da tentare almeno di sistemare tutto ciò che ha sbagliato, di cambiare le scelte che inevitabilmente si sono rivelate un grande flop. È sempre stata ancorata al passato. Forse un po’ troppo. Ogni ricordo è come una catena intorno alla caviglia che la tira indietro o tutt’al più le impedisce di andare avanti, restando immobile sul suo posto. Divertente, aspetta solo che il pavimento sotto ai suoi piedi si apra, facendola cadere giù. Rimarrebbe appesa a testa in giù visto il numero di catene che le avvolgono le caviglie. Si dovrebbe chiedere se non sia già caduta o se le crepe non siano ancora state decisive, piuttosto. Diavolo, se non avesse costruito la sua vita con un materiale così scadente, forse in quel momento non si troverebbe in quella condizione, in bilico con i polmoni chiusi a trattenere il fiato.
Il fuoco che si sta ormai spegnendo dentro al camino scoppietta e lei sobbalza. Si stringe di più nel plaid in cui si è avvolta e incrocia sotto al tavolo le caviglie coperte dai calzini di lana antiscivolo. Sospira in modo stanco. La stanza è nella penombra, l’unica fonte di luce arriva dalle fiamme fievoli dietro di lei e dallo schermo luminoso, quasi accecante del laptop che ha davanti. Sta lì da ore e la pagina di Word è ancora bianca, completamente vuota.
L’unica cosa che ha fatto da quando si è posizionata lì – con i migliori propositi, eh! – è stata pigiare sui tasti per scrivere le prime tre parole che le venivano in mente, ritenerle inopportune per l’inizio del suo scritto e cancellare tutto. Per poi ricominciare daccapo.
Non ha nemmeno scelto la musica giusta, quella da scrittura, quella che ispira. Ha semplicemente preferito il silenzio.
Sa che anche quello è sbagliato. Ulteriore campanello d’allarme che le fa capire che lì qualcosa non va. Nella sua testa. Beh… come se non lo sapesse già. Sospira di nuovo e finalmente si decide ad alzarsi da lì, le membra fredde e intorpidite dal persistere di quella posizione sulla sedia scomoda. Anche il suo sedere e la schiena ne risentono. Grande, può quasi aggiungerli alla lista! La lista nera, quelle chilomentrica, delle cose che non le stanno andando per il verso giusto.
Controlla il suo telefono abbandonato da tempo all’angolo del tavolo. Nessuna notifica che le interessi. Ogni sera controlla le sue mail, talvolta anche durante al giorno, più volte, sperando che quella fatidica e-mail apparga tra le pubblicità inutili. Ma nulla. Nulla fino ad allora. Sente solo l’accrescere della frustrazione e la delusione, non appena si rende conto che non avrà mai ciò che vuole. O almeno, è ciò che il suo pessimismo le fa credere.
Spegne il computer, aspettando che si oscuri per davvero. Anche quell’aggeggio è diventato difettoso ultimamente. Proprio come lei.
Passa dalla cucina, perché ha voglia di un cioccolatino della sua scorta infinita, anche se si è già lavata i denti. Ma non le importa.
Con il sapore del cioccolato sulla lingua che la fa sentire appena un po’ meglio, si dirige finalmente in camera da letto, camminando per il piccolo appartamento con tutte le luci spente. Nonostante sia grazie alla familiarità ormai insita con il luogo in cui abita che si muove così agilmente, le piace pensare che si stia trasformando in un gatto. Dopotutto, i suoi riflessi sono buoni, il suo cervello ha sbalzi umorali e scleri che ai felini può solo fare un baffo e l’eleganza… no, d’accordo. Quella deve averla persa per strada.
Il letto matrimoniale è quasi troppo grande per una persona sola, evita di pensarci mentre si infila sotto le coperte gelide.
«Che palle.» borbotta, sobbalzando per la sua stessa voce. È stupido parlare da soli, anche se solo per lamentarsi.
Si sbarazza dei calzini e li lancia per terra, prima di raggomitolarsi in una piccola palla. Bene, in quel modo occupa soltanto un quarto dello spazio che ha a disposizione. Anche quello è cambiato ultimamente, visto che si era abituata a dormire ad x o in obliquo, con tutti i cuscini attorno, fingendo che fossero delle presenze rassicuranti.
«Buonanotte.» sussurra a nessuno, sentendosi solo più stupida.
Ma ovviamente non riesce a dormire. I suoi occhi si chiudono, ma si riaprono dopo un preciso tot di tempo.
Diamine, anche quella, oltre che improduttiva, sarà una notte insonne. Sempre meglio degli incubi che la tormentano quando effettivamente riesce a cadere tra le braccia di Morfeo, giusto? Un cattivo Morfeo.
Minuti. Minuti che sembrano ore. Ore. E poi la stanchezza ha la meglio su tutto. Il suo cervello smette di lavorare razionalmente. Finalmente.
Ed è proprio in quel momento, quando niente le farà riaprire gli occhi a breve, che dal telefono sul comodino, che ha dimenticato perfino di mettere in carica, arriva il trillo di una notifica. Quella e-mail. Quella e-mail tanto attesa che, forse, potrà cambiare le cose.

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